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Quando si vince una causa civile, non è raro che il giudice addebiti al
soccombente anche le spese di giudizio sopportate da chi ha vinto. La somma viene
stabilita sulla base della nota spese presentata in copia al giudice
dall’avvocato del soggetto che ha vinto, il quale pensa così di non dover
pagare l’avvocato. Se, per esempio, il giudice liquida le spese di giudizio in
1.500 euro e l’avvocato ha già ricevuto dal cliente 1.000 di acconto, dovrebbe
presentargli una parcella di 500 euro. Il cliente, che riceve materialmente la
somma dalla parte soccombente, paga in questo caso 500 euro all’avvocato e
trattiene i 1.000 euro dati in acconto, quindi non perde niente.
Eppure non è
raro che l’avvocato presenti al cliente una parcella più alta, a volte molto più
alta. Come ci si può difendere? Bisogna andare a vedere la nota di spese che
l’avvocato ha presentato al giudice, il quale può liquidare discrezionalmente
una somma inferiore, tenendo conto del tariffario ufficiale, del numero di
udienze, della complessità della causa, dell’opera dell’avvocato, eccetera. Se
la somma è inferiore ovviamente l’avvocato può pretendere dal cliente soltanto
la differenza, se invece coincide non può pretendere di più.
Qualche avvocato ha
fatto il furbo nei tuoi confronti? Segnalacelo
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