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"In banca con il fido, il “rosso” costa meno"
 


Il conto corrente è fra gli strumenti più diretti per ottenere un’apertura di credito da parte della propria banca. Occorre accendere un fido, cioè una somma prestabilita concessa dalla banca che si può utilizzare anche con il conto in rosso (la situazione di “scoperto di conto” è possibile anche senza aver il fido, ma con tassi più alti). Gli interessi passivi sono restituiti alla banca con scadenza variabile, da mensile ad annuale, con addebito direttamente sul conto. Si paga anche la commissione di massimo scoperto, ossia un’ulteriore percentuale d’interesse calcolata sul più elevato saldo passivo toccato nel periodo di riferimento (di solito compresa tra 0,25% e 1,0%). Fra le eccezioni c’è il conto banco posta che non la prevede. Il fido non è sempre disponibile: ne sono privi quasi tutti i conti base e alcuni conti on-line. Quando previsto, però, viene concesso di norma senza particolari problemi, a patto di aver disposto l’accredito dello stipendio (non sempre obbligatorio come nel caso di BNL) o della pensione sul conto corrente. Rispetto all’importo la somma è generalmente pari al doppio del proprio stipendio.

In alcuni Istituti ha un valore predefinito (il fido standard sul conto Intesa, per esempio è di 1600 euro) oppure varia a seconda del conto corrente: San Paolo, sui conti Multibenefit affida 2.582 euro; Unicredit sul conto Genius dedicato arriva a concedere 10 mila euro. La consistenza dei tassi è molto variabile. Alcune banche arrivano a quasi il 14%, ma si può indicare una media compresa fra l’8% e il 9%. Il conto Fineco risulta il più vantaggioso (3,75%), ma generalmente la banca non eroga fidi, dirottando il consumatore sul prestito personale (che può arrivare fino al 10 euro ma con il 9,95% di tasso nominale). Altre spese da considerare sono quelle d’istruttoria che costano di norma da 0 a 30 euro con addebito trimestrale. Lo scoperto di conto è consigliabile a chi voglia affrontare le proprie spese ricorrenti senza la preoccupazione costante di finire in “rosso” e, dal punto di vista dei tassi, conviene anche rispetto alle carte di credito revolving. La prospettiva, però, dovrebbe essere quella di cercare di tornare in attivo il prima possibile e non va considerato come una formula di finanziamento da finalizzare per l’acquisto di un bene particolare.

 

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