Chi siamo Esperto risponde Magazine on line Comunicati stampa Sedi regionali Downloads
Quesiti, progetti e FAQ Iscrizione Difesa consumatori Forum e Chat Links

"Povertà: tutte le cifre"
 


Gli anziani vivono un po' meglio.
Il miglioramento della situazione degli anziani è generalizzato, e si riscontra in misura maggiore al Centro, dove le famiglie con almeno una persona ultrasessantacinquenne in condizione di povertà sono l'8% del totale, percentuale inferiore all'11,2% del 2004. Migliora anche la situazione delle famiglie con a capo una donna anziana: l'incidenza della povertà passa dall'8,8% al 6,5%.

Al Sud i più poveri del Paese.
Mentre al Sud va sempre male, anzi peggio. "Al Sud non solo ci sono più poveri, ma vivono anche peggio rispetto alle altre aree del Paese", spiega la ricercatrice dell'Istat Nicoletta Pannuzi. Al Sud, insomma, i poveri oltre ad essere più numerosi sono anche più poveri: infatti l'intensità della povertà raggiunge il 22,7%, rispetto al 17,5% e al 18,9% nel Nord e nel Centro. Al Mezzogiorno risiedono i tre quarti delle famiglie che l'Istat definisce come "sicuramente povere", corrispondenti al 5,1% del totale, con livelli di spesa mensile inferiori di oltre il 20% alla linea standard.

Si sta peggio in Sicilia e Campania.
Nel Nord e nel Centro sono povere rispettivamente il 4,5% e il 6% delle famiglie, mentre al Sud la percentuale sale al 24%. La situazione più grave è quella delle famiglie campane e siciliane, che mostrano un incidenza della povertà rispettivamente del 27 e del 30,8%. Mentre va decisamente meglio in Abruzzo, dove la percentuale delle famiglie povere (11,8%) è molto prossima a quella della media nazionale.

Più povere le famiglie numerose.
A pesare al Sud è anche la presenza di famiglie con cinque o più componenti, che presentano decisamente livelli di povertà più elevati: in Italia il 26,2% di queste famiglie vive in povertà, ma al Mezzogiorno la percentuale di attesta al 39,2%.

Al Nord in difficoltà giovani e dipendenti.
Se al Sud soffrono le famiglie numerose, al Nord si riscontra comunque un elevato tasso di povertà tra le famiglie con genitori soli (13,4%) e tra quelle che hanno come persona di riferimento un giovane. Le famiglie che hanno a capo un giovane con meno di 35 anni infatti passano dal tasso di povertà del 2,6% a quello del 4,8%. In difficoltà nelle regioni settentrionali anche le famiglie con a capo un lavoratore dipendente: per loro l'incidenza della povertà passa dal 3,5 al 4,2%.

Single e famiglie senza figli più agiati.
La diffusione della povertà è più contenuta tra i single e le coppie senza figli di giovani e adulti (di età cioè inferiore ai 65 anni). Secondo l'Istat infatti, solo il 3,5% dei singles e il 4,8% delle coppie senza figli di giovani e adulti vive al di sotto della soglia di povertà.

Come si rileva la povertà.
L'indagine sulla 'povertà relativa' dell'Istat si basa sul livello di spesa delle famiglie e dei singoli (e non dunque sul reddito dichiarato, parametro che può essere fuorviante per tante ragioni). Ogni anno, tenendo conto soprattutto dell'inflazione, viene stabilito un livello mensile di spesa al di sotto del quale una famiglia viene considerata povera. Il livello standard del 2005 è di 936,58 euro al mese per una famiglia composta da due persone (la cifra cambia naturalmente al variare del numero dei componenti della famiglia: si arriva a 2.247,79 euro per le famiglie con sette e più componenti).

Poveri, poverissimi e a rischio povertà.
Oltre alla differenziazione tra poveri e non poveri, l'Istat ne fa di ulteriori distinguendo le famiglie "sicuramente non povere" e quelle "sicuramente povere". Tra le famiglie non povere infatti c'è una percentuale del 7,9% che presenta livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%. "Sono famiglie - spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat - a forte rischio povertà, è sufficiente un evento imprevisto per farle scendere sotto la soglia". Oltre la metà delle famiglie "sicuramente non povere" (53,8%) risiede al Nord, mentre i tre quarti di quelle "sicuramente povere" al Sud. (11 ottobre 2006)

Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto quelle con meno indigenti Istat: al sud il 70% dei poveri italiani Le regioni con più famiglie povere in assoluto sono la Campania (con il 27%) e la Sicilia (con il 30,8%).
Il fenomeno della povertà è ancora oggi un problema soprattutto del Mezzogiorno. Nel Sud risiede infatti ben il 70% delle famiglie povere residenti in Italia. Inoltre, nel Mezzogiorno, ad una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità del disagio: l’intensità della povertà (cioè di quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere è al di sotto della linea di povertà) raggiunge il 22,7, rispetto al 17,5% e al 18,9% nel Nord e nel Centro. Lo stima l’Istat nella sua indagine annuale sulla povertà relativa in Italia nel 2005.

Dati regionali
Scendendo nel dettaglio regionale, la povertà risulta meno diffusa in Emilia Romagna, dove l’incidenza è pari al 2,5%, valore non significativamente diverso da quelli registrati in Lombardia, in Veneto e nella provincia di Bolzano (tutti inferiori al 4,5%). Più elevate, invece, sebbene inferiori alla media nazionale, sono le incidenze osservate in tutte le altre regioni del Centro-nord: dal 4,6% della Toscana al 7,3% dell’Umbria. La diffusione della povertà nelle regioni del Mezzogiorno è più elevata rispetto al resto del Paese con l’eccezione dell’Abruzzo, dove la percentuale delle famiglie povere (11,8%) è molto prossima a quella media nazionale. Più contenuta, rispetto alla media relativa al Sud (24%), è anche l’incidenza rilevata in Sardegna (15,9%) e in Puglia (19,4%). La situazione più grave è quella delle famiglie campane (l’incidenza è del 27%) e siciliane (30,8%, valore significativamente più elevato anche della media ripartizionale specifica).

Famiglie a rischio
Una famiglia non povera ogni dieci rischia la condizione di povertà, spiega il rapporto dell'Istat. Questo rapporto arriva ad 1 su 5 se la famiglia vive al Sud. Le famiglie povere, quelle al di sotto della soglia di povertà, sono l'11,1%. Ma fra quelle non povere (l'88,9%), il 7,9% rischia di diventarlo e sono considerate «quasi povere», ossia presentano livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%. Si tratta, appunto, di una famiglia non povera ogni 10, di una ogni 5 al Sud. Nel 2005, circa 1 milione 179 mila famiglie (5,1% del totale), risultano «sicuramente povere», hanno cioè livelli di spesa mensile equivalenti al di sotto della linea standard di oltre il 20%. Circa i tre quarti di queste famiglie risiede nel mezzogiorno. Risulta invece «appena povero», avendo valori della spesa di non molto inferiori alla linea di povertà standard, il 6% delle famiglie residenti in Italia, ossia poco più della metà delle famiglie povere; il rapporto si inverte nelle regioni del Nord e le famiglie appena povere sono quasi il doppio di quelle sicuramente povere (2,9% contro l'1,6%). Le famiglie «sicuramente non povere» sono l'81% del totale ma variano tra il 90,4% del nord, l'88,2% del centro e il 62,7% del mezzogiorno. Ne deriva - conclude l'Istat - che più della metà delle famiglie non povere (53,8%) risiede al nord.

Torna alla Home Page


I SITI DEL GRUPPO TELEFONO BLU: Telefono Blu - SOS Viaggiatore - Città Sicure - Telefono H - SOS Vacanze

Copyright © Telefono Blu SOS Consumatori 2002-2005e

free web page hit counter