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"Censis: TV al primo posto, ma internet soddisfa di più"
 


Cresce domanda informativa, ma in Eu siamo in coda

Roma, 30 ott. (Apcom) - Informazione. E' questo che otto italiani su dieci cercano quando utilizzano i mezzi di comunicazione di massa, secondo quanto risulta da un'anticipazione del Sesto rapporto Censis/Ucsi sulla Comunicazione (il rapporto completo sarà disponibile da febbraio) 'Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo', presentata questa mattina a Roma. Al secondo posto, tra le finalità che spingono gli italiani a utilizzare i media, per il 69% c'è il bisogno di "approfondire", mentre il 46% ha indicato "l'interesse per la musica", il 45% l'esigenza di "relazionarsi". Ancora, quattro italiani sui dieci scelgono i diversi media per "accedere a servizi utili" o per "svago", mentre il 21% li utilizza per "orientarsi negli acquisti".

Secondo la fotografia scattata dal Censis, in collaborazione con l'Unione Cattolica della stampa italiana, la domanda informativa degli italiani si canalizza per lo più verso l'offerta televisiva (90%). A grande distanza, seguono i quotidiani (56%), la radio (47), teletext e internet (29%), libri (28%). Ma la classifica del "gradimento", ovvero della soddisfazione della domanda, varia: accontentato il 75% di chi consulta Internet, il 64% di chi sceglie i libri, poco più del 50% di chi sceglie quotidiani e radio. Soddisfatto il 48% di chi opta per il teletext, solo il 42% di chi sceglie la 'massimalista' tv. Dati che si possono spiegare con una certa maturità del pubblico di Internet e dei lettori di libri. Osserva Cesare De Michelis, presidente di Marsilio Editore: "E' chiaro che chi si rivolge a Internet è soddisfatto, Internet ha tutte le risposte, il problema è saper porre le domande". Così come per i libri: "L'importante è saper consultare il libro giusto". Per questo, sottolinea De Michelis, "il problema non è innovare, ma consentire a tutti di avere strumenti per governare la propria domanda e indirizzarla giustamente".

Anche per approfondire si ricorre soprattutto al piccolo schermo (lo fa il 73% degli italiani, mentre appena il 43% sceglie il quotidiano). La tv è il punto di riferimento anche per chi usa i media nell'ottica del "servizio utile", per chi cerca "intrattenimento" e per "relazionarsi". Chi vuole coltivare i propri "interessi musicali" si rivolge, invece, alla radio (77%), ma la Tv rimane saldamente al secondo posto (scavalcando i consumatori di Mp3, che comunque raggiungono un maggior grado di soddisfazione). In definitiva, è l'analisi del Censis, la Tv rimane al primo posto per diffusione e consumo, ma viene scavalcata dai media tecnologicamente più avanzati per capacità di soddisfare la domanda.

Un dato, questo, che preoccupa non poco Emilio Rossi, presidente emerito dell'Ucsi e oggi presidente del comitato Tv e minori, che avverte dei rischi legati al fatto che soprattutto alla Tv ci si rivolga per informarsi e per approfondire. Per il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita, questo rapporto "mostra una debolezza culturale di fondo", oltre a evidenziare "una domanda informativa e di approfondimento", che però rischiano di rimanere se non si esce dalla "crisi di comunicazione, legata alla mancanza di contenuti". Il rischio, spiega, è quello di una "virtualizzazione dell'offerta", legata anche a una "coazione a fare offerta in assenza di domanda. Così si aggrava solo la crisi".

Anche per Dario Di Vico, vicedirettore del "Corriere della Sera" esiste una crisi della "comunicazione di flusso che ci accompagna durante tutta la giornata, e che va dagli sms al sito di gossip, alle Iene a Striscia la notizia, con in mezzo al Tv". In questo "flusso indistinto", prosegue il vicedirettore di Via Solferino, "viene da dire menomale che ci sono i quotidiani, che tengono da questo punto di vista pur perdendo costantemente lettori, e che riescono, in concorrenza tra loro, a dettare un'agenda che non è più un'agenda corporativa".

Tra le ombre, non mancano però le luci. Negli ultimi anni l'Italia è cresciuta per domanda mediatica, pur rimanendo lontana dai vicini europei. Cresce l'utilizzo di Internet (due italiani su dieci navigavano nel 2001, contro il 37,6% di oggi). In crescita anche il consumo di libri, che passa dal 43% di lettori del 2001 agli oltre 55% del 2006.

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