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"Il mercato aiuta l'ambiente"
 

Rachel Carson, la battagliera giornalista che ha ispirato gli ecologisti negli anni '50 e '60, può finalmente dare la mano ad Adam Smith. Grazie a un ambientalismo informato, innovativo e basato sugli incentivi economici 
 
Il mercato potrebbe rivelarsi il migliore alleato dell'ambiente, se solo gli ambientalisti imparassero ad amarlo.
"I concetti fondamentali del movimento ecologista, come pure il metodo seguito e le sue stesse istituzioni, sono antiquati.
Oggi, l'ambientalismo non è che uno dei tanti interessi particolari presenti sul pianeta".
Questo j'accuse non non è stato pronunciato da una lobby industriale o da un centro di ricerca della destra neocon, bensì da The Death of Environmentalism (La morte dell'ambientalismo, ndt), saggio autorevole, recentemente pubblicato da due verdi doc, secondo i quali i gruppi ambientalisti sono politicamente alla deriva e completamente disancorati dalla realtà.

In America, i verdi hanno subito una serie di sconfitte strategiche. Stanno perdendo la battaglia per impedire le trivellazioni petrolifere nelle terre dell'Alaska e non sono riusciti a scuotere l'opinione pubblica sul problema del riscaldamento globale.
Perfino l'immagine antiecologista di George Bush non è stata sufficiente per ricompattare e dare slancio al movimento ambientalista.
Secondo molti vecchi militanti, la soluzione consiste nel prendere le distanze da politiche e approcci di breve respiro e concentrare l'attenzione sulle questioni più importanti, come i rischi del riscaldamento globale o una radicale e alternativa "visione del futuro commisurata all'entità della crisi".

Anche i verdi europei, sebbene politicamente più forti, cominciano a perdere la rotta.
Si consideri, per esempio, il loro appello al confuso "rischio preventivo" per demonizzare qualunque tecnologia (gli impianti nucleari di prossima generazione o i raccolti geneticamente modificati) che non apprezzano. Una più ragionevole analisi ambientalista dell'energia nucleare ne pondererebbe i costi economici (molto elevati) e i rischi legati alla sicurezza (piuttosto contenuti) con il notevole vantaggio di produrre elettricità senza emissioni di gas serra.

PICCOLE VITTORIE E GRANDI SCONFITTE
L'entrata in vigore del protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico potrebbe sembrare una vittoria per i verdi europei, ma in realtà è il simbolo di un fallimento. L'aspetto più promettente del trattato - il suo ricorso a strumenti basati sul mercato, come il commercio delle emissioni di carbonio - ha incontrato la strenua opposizione dei verdi europei. Con coraggiose eccezioni, anche i gruppi ambientalisti americani rimangono profondamente contrari alle forze di mercato.
Se i gruppi ambientalisti continueranno a rifiutare soluzioni pragmatiche, lasciandosi invece lusingare da visioni utopistiche (o distopistiche) del futuro, perderanno la battaglia delle idee. E sarebbe un peccato, perché il mondo trarrebbe beneficio dalla presenza di un movimento verde attento e sollecito.
"Imporre, regolamentare, contestare".
Questo è stato il mantra verde per anni. Ma oggi qualcosa sta lentamente cambiando. Le speranze fallite del passato, i rischi dell'oggi e li progetti di domani hanno indotto le classi dirigenti ad adottare politiche che non si contrappongano al mercato.
Un esempio è dato dall'assegnazione di diritti di proprietà alle "comunanze", come le peschiere, che appartengono contemporaneamente a tutti e a nessuno. Nei casi in cui sono state stabilite quote di pesca negoziabili, il risultato è stato una diminuzione del sovrasfruttamento. Anche il commercio delle emissioni sta prendendo piede. L'America ha fatto strada con il suo schema di commercio di anidride solforosa, e oggi l'Ue è tra i primi a introdurlo con lo scopo (ancora controverso) di rallentare il cambiamento climatico.

Questi, tuttavia, sono obiettivi ovvi. Realmente interessante è l'impegno teso ad attribuire un valore a "servizi ecologici" precedentemente ignorati, sia quelli di base, come la filtrazione delle acque e la prevenzione delle inondazioni, che quelli di lusso, come la tutela degli animali selvatici. Allo stesso tempo, i progressi ottenuti nella scienza ambientalista consentono a questi studi una maggiore precisione.
I meccanismi di mercato possono essere impiegati quindi per raggiungere gli scopi con la minima spesa.

RACHEL CARSON INCONTRA ADAM SMITH
Tuttavia, il successo di questa nuova rivoluzione verde dipende da tre presupposti. Il più importante è la necessità di una corretta impostazione dei prezzi. Il modo migliore è tramite i mercati liquidi, come nel caso del commercio di emissioni. In tale ambito, la politica si limita semplicemente a decidere l'obiettivo: spetta poi ai commercianti stabilire le modalità per raggiungerlo.
Tuttavia, un prezzo corretto richiede informazioni appropriate. Pertanto, il secondo obiettivo deve essere quello di fornire tali informazioni. La tendenza a considerare l'ambiente un "bene gratuito" deve venire attenuata da una comprensione di quello che esso rappresenta per l'umanità e di come tale funzione viene esplicata. Ciò si sta verificando grazie alla recente Millennium Ecosystem Assessment (Valutazione dell'ecosistema del millennio) e al Little Green Data Book (Libretto dei dati ambientali, ndt) emesso annualmente dalla Banca mondiale (e pubblicato questa settimana).
È necessario un maggiore impegno, ma grazie a tecnologie quali l'osservazione satellitare, computer e Internet, la contabilità ambientale diventa sempre più semplice ed economica.

COSTI E BENEFICI
E qui terzo obiettivo: l'analisi costi-benefici.
I verdi la detestano, accusandola di ridurre la natura a una questione di dollari e centesimi. In un certo senso hanno ragione. Alcuni elementi della natura sono insostituibili e letteralmente inestimabili. In ogni caso, l'analisi di quasi tutti i problemi ambientali deve assolutamente contemplare scelte di compromesso. Il costo marginale necessario per eliminare l'ultimo 5% di un determinato agente inquinante è spesso molto più alto di quello richiesto per rimuovere il primo 5% o perfino il 50%: la politica pubblica semplicemente non può ignorare questi fatti.
Se i governi investiranno seriamente nell'acquisizione e nel coordinamento dei dati ambientali non dovranno più volare alla cieca.

E sostenendo politiche analiticamente rigorose basate sui dati, piuttosto che ipocriti appelli a "salvare il pianeta", il movimento dei verdi potrebbe sconfiggere lo scetticismo dell'elettore comune e perfino spostarsi dai margini della politica, per raggiungere il terreno intermedio in cui risiede gran parte degli elettori.
Che i grandi gruppi ambientalisti vi aderiscano o meno, la prossima rivoluzione ambientale è già in corso. Rachel Carson, la battagliera giornalista che ha ispirato i verdi negli anni '50 e '60, stringe la mano ad Adam Smith, l'eroe dei fautori del libero mercato. Il mondo può ancora uscire dagli anni bui delle norme poco pratiche, costose e legate a imposizione e controllo, per entrare in un'era illuminata, caratterizzata da un ambientalismo informato, innovativo e basato sugli incentivi.

© The Economist Newspaper Limited, London, 2005

 

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