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"Obiettivi di sviluppo del millennio"
 

Dall’ONU al G8: aiuti allo sviluppo e cancellazione del debito nell’agenda internazionale in vista del Summit ONU di Settembre
di Elisa Fontanelli

Nella determinazione dell’attività dell’ONU e delle sue agenzie specializzate, un ruolo chiave è rivestito dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Il Consiglio, composto da 54 Stati membri nominati dall’Assemblea Generale con un mandato triennale, è l’organo che coordina le attività economiche e sociali dell’ONU.

La principale sessione di lavoro dell’ECOSOC si tiene nel mese di luglio e dura quattro settimane. La Sessione di Alto Livello del 2005 è stata inaugurata il 29 giugno nel Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York; per tre giorni sono state organizzate tavole rotonde ed incontri a livello ministeriale aventi come scopo quello di definire ulteriori iniziative da intraprendere per il raggiungimento degli Obbiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). Questi ultimi sono stati individuati dall’Assemblea Generale dell’ONU al termine del Millennium Summit tenutosi nel 2000 a New York, al quale hanno partecipato gli allora 189 Stati Membri delle Nazioni Unite. In quell’occasione i leaders dei vari Paesi si sono impegnati a promuovere campagne ed iniziative per ridurre della metà il grado di estrema povertà nel mondo entro il 2015.

Alla Sessione hanno partecipato alcuni capi di stato o di governo, in maggioranza ministri, alti ufficiali delle agenzie specializzate dell’ONU, rappresentanti di organizzazioni intergovernative e non-governative, studiosi, rappresentanti della società civile e del settore privato.

I lavori sono stati introdotti dal Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il quale ha evidenziato come nonostante sia da registrare un positivo trend di crescita economica nei paesi in via di sviluppo, confermato anche dal Sottosegretario Generale dell’ECOSOC Josè Antonio Ocampo, il raggiungimento degli obbiettivi del Millennio sarà possibile solo attraverso l’adozione di politiche ancora più efficaci di quanto non lo siano state quelle finora messe in atto, che vedano la costruzione di partnership e la destinazione di maggiori risorse economiche e finanziarie a questo scopo.

Oggi, infatti, più di un miliardo di persone vivono ancora in povertà e combattono quotidianamente contro la fame e le malattie. Circa 39 milioni di persone sono afflitte dal virus dell’aids, e malattie come tubercolosi e malaria stanno devastando silenziosamente le popolazioni più povere. La discriminazione sessuale e il pregiudizio, secondo quanto riferito nel Rapporto, sono tutt’ora penetranti. La degradazione ambientale e il cambio climatico costituiscono serie minacce alle prospettive di sviluppo dei paesi più poveri.

Annan ha tenuto a precisare che in questo sforzo anche i paesi in via di sviluppo sono chiamati a contribuire in modo decisivo, promovendo forme di governo affidabili e trasparenti fondate sullo stato di diritto, stimolando il settore privato e investendo in capitale umano. Lo sviluppo, ha aggiunto, non può essere né sostenibile né significativo senza che sia assicurato il rispetto dei diritti umani da parte della comunità internazionale.

In molti Paesi, secondo Annan, i governi sanno introducendo riforme e ampliando la partecipazione dei cittadini all’operato della pubblica amministrazione, specie in Africa. Se nel 1980, gli Stati democratici erano 54, nel 2000 il numero è cresciuto fino a 121.

Tuttavia, i progressi nella promozione della democrazia, della good governance, dei diritti umani e della partecipazione pubblica nei processi decisionali, si spiega nel Rapporto, necessitano della simultanea messa in atto di avanzamenti anche in altre aree ad essi collegate, quali l’istruzione e l’integrazione sociale.

Il rapporto di Annan denuncia la mancata esecuzione degli accordi e degli impegni presi dagli Stati donatori, di destinare lo 0,15 % delle loro entrate nazionali alla categoria dei paesi più poveri del mondo (least developed coutries). Malgrado dei miglioramenti ci siano stati, il livello degli aiuti finanziari rimane al di sotto dello 0,1%. Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, Annan – richiamando la raccomandazione effettuata nel suo precedente Rapporto “In larger freedom” - sottolinea che solo un numero limitato di paesi donatori ha raggiunto la quota dello 0.7% (Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia). In vista del raggiungimento dello stesso obbiettivo, recentemente la Commissione Europea ha proposto intanto di arrivare allo stanziamento dello 0,56% del prodotto interno lordo degli Stati membri dell’Unione Europea entro il 2010, in modo da raggiungere più agevolmente lo 0.7 % entro il 2015.

Proseguendo nell’analisi dello stato di esecuzione degli impegni presi dalla comunità internazionale, Annan ha affrontato il tema relativo all’iniziativa volta a ridurre il debito dei paesi più poveri (Heavily Indebted Poor Countries Iniziative). L’attuazione dell’iniziativa sta lentamente progredendo, ma secondo Annan occorrono maggiori sforzi per giungere alla totale cancellazione del debito, ribadendo l’importanza del prossimo World Summit ONU di settembre che avrà il compito, tra l’altro, di valutare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

A fronte di questa agenda ambiziosa, tuttavia, il meeting ministeriale del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU si è concluso senza l’adozione di una dichiarazione finale a causa del mancato raggiungimento di un accordo sui temi relativi agli aiuti allo sviluppo, il commercio ei futuri impegni internazionali per la riduzione del debito dei paesi poveri. Secondo quanto dichiarato dal Presidente dell’ECOSOC Munir Akram - nonché Ambasciatore del Pakistan all’ONU – nella parte dei lavori svoltisi a porte chiuse alcuni dei 54 paesi membri del Consiglio hanno preferito rimandare il negoziato in vista del Summit di settembre.

Uno scenario di tipo diverso rispetto quello verificatosi in sede di Nazioni Unite ha avuto luogo invece al Summit del G8 incentrato sull’Africa e sul cambiamento climatico, svoltosi in questi giorni a Gleneagles in Scozia e segnato, purtroppo, dai tragici attentati avvenuti a Londra il 7 luglio.

In questa sede un accordo sui temi sopra menzionati è stato raggiunto. Il G8 ha infatti ratificato l’iniziativa bilaterale assunta da Inghilterra e Stati Uniti a Washington il 7 giugno relativa all’azzeramento del debito nei confronti di 18 paesi considerati più poveri (14 africani e 4 latinoamericani).

A differenza di quanto richiesto dall’Unione Africana nel vertice svoltosi il 4-5 luglio in Libia e in sede di ECOSOC dal “Gruppo dei 77” più la Cina (Movimento dei Paesi Non Allineati), e cioè l’avvio senza condizioni del processo di cancellazione totale del debito dei paesi in via di sviluppo, il G8 ha scelto di vincolare l’Official Development Assistance (ODA) al rispetto di criteri di buon governo, lotta alla corruzione, trasparenza e responsabilità dei paesi beneficiari in modo da assicurare che le risorse siano utilizzate in modo efficace. A questo si accompagna l’impegno preso dal G8 al termine del vertice, a realizzare un piano di azione che comprende aiuti complessivi all’Africa per 50 miliardi di dollari a cui si aggiungono iniziative umanitarie e sanitarie.

Nonostante questo successo, salutato per altro con soddisfazione da Kofi Annan, le prospettive di successo del prossimo World Summit di settembre - per il quale il Segretario Generale si sta personalmente spendendo molto - appaiono tutt’altro che garantite viste le differenze emerse in sede ECOSOC tra i paesi in via di sviluppo e quelli più industrializzati e visto il modello di negoziati vigente all’interno dell’ONU. Oltre alle questioni legate all’ODA, altri temi come la riforma istituzionale dell’ONU, in primis del Consiglio di Sicurezza e della Commissione sui Diritti Umani, sono infatti destinati a creare profonde divisioni.
 

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