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"10 domande sugli OGM"
 


CHE COSA SONO?
Un organismo geneticamente modificato (Ogm) è un animale, una pianta o un microrganismo che è stato trasformato dai ricercatori al fine di possedere una o più nuove caratteristiche. Così, il mais Ogm produce un insetticida che tiene lontano gli insetti nocivi, mentre la barbabietola high – tech resiste ai virus.
Gli animali Ogm sono ancora più incredibili: ci sono capre che producono una proteina umana nel loro latte (arricchendo così questo alimento) o topi che diventano fluorescenti sotto raggi UV e consentono sofisticate analisi mediche. Gli Ogm hanno un punto in comune: non esistono in natura e non hanno acquisito le loro proprietà ereditandole dai genitori. Sono frutto di una tecnologia super specializzata. Una tecnica che permette, ad esempio di trasmettere una proprietà di batterio a una piantina di cotone o un carattere umano ad un maiale.

E’ POSSIBILE ACCORGERSI SE SONO NEL PIATTO?
Stesso colore, stessa forma, identico sapore. Se si sta mangiando un Ogm è impossibile accorgersene. L’unico sistema è leggere l’etichetta che accompagna il prodotto. Nel luglio 2003, il Parlamento Europeo ha deliberato una normativa che rende obbligatorio dichiarare la presenza di Ogm negli alimenti, e nei prodotti grezzi (l’indicazione va riportata se la percentuale di Ogm è superiore allo 0,3 per cento) quanto nei prodotti finiti in commercio (e in questo caso l’indicazione è obbligatoria se la percentuale è superiore allo 0,9 per cento). Così, se i vostri cereali da 500 g posseggono più di 4,5 grammi di mai Ogm l’etichetta dovrà riportarlo nell’elenco degli ingredienti. La presenza di Ogm deve essere segnalata nei mangimi per il bestiame, ma non sulle carni o sulle uova derivanti da animali che li hanno mangiati.

COME SI FABBRICANO?
Innanzi tutto, si individua una facoltà di un essere vivente, ad esempio la capacità di un batterio di fabbricare una tossina con proprietà insetticida. Si recupera allora, in questo caso la tossina frugando nel suo libro di ricette, il suo DNA. Si inserisce tale gene nel DNA di una cellula della pianta che si intende modificare (il mais ad empio). Tutto questo è possibile perché ogni essere vivente condivide la possibilità di leggere qualsiasi ricetta, anche se estranea. Così una cellula di mais può leggere il Dna di un batterio, di un geranio o di un bassotto tedesco a pelo ruvido! Equipaggiata con il suo nuovo gene, la cellula di mais diventa capace di produrre l’insetticida.

POSSONO ESSERE RINTRACCIATI?
Identificare tracce di Ogm nei prodotti alimentari è possibile solo in laboratorio. La tecnica impiegata è efficace soltanto per analizzare prodotti grezzi: farina, chicchi e sementi. Su quelli finiti (marmellate, olio ecc.)
Il risultato dell’esame è meno certo. Il DNA è, infatti, molto sensibile al calore e quindi può essere distrutto durante la preparazione e la cottura dell’alimento. Questo è, ad esempio, il caso dello zucchero raffinato: non si può sapere se la barbabietola impiegata è stata modificata geneticamente.

IN ITALIA, CI SONO COLTURE TRANSGENICHE?
Nel nostro paese è per ora vietato coltivare Ogm a fini commerciali. Il governo sta provvedendo a formulare una legge sugli Ogm a delineare le linee guida richieste dall’ Unione Europea. Nel frattempo diverse regioni (come Lazio, Basilicata, Piemonte, Puglia, Toscana, Marche, Campania, Sicilia, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo) si sono appellate al governo proclamandosi “Ogm – free”, non volendo nel proprio territorio le colture Ogm. Secondo un’indagine della Coldiretti, gli italiani sono diffidenti agli Ogm: ben il 53 per cento non ne vuole sapere, anche se costassero molto meno, mentre solo il 13 percento è favorevole.

SONO COMMERCIALIZZABILI?
La quasi totalità degli alimenti Ogm è proibita in Europa. Solo pochi sono stati autorizzati e possono essere commercializzati. La commissione europea assicura che gli Ogm autorizzati non recano danni se consumati dall’uomo né se rilasciati nell’ambiente. Ad ogni modo, secondo Greenpeace (www.greenpeace.it/ogm/prodotti.html), un associazione ambientalista molto attenta alla diffusione di Ogm, attualmente sul mercato non ci sono prodotti italiani etichettati Ogm. In altri paesi europei, come Germania, Francia, e Gran Bretagna, oli merendine e margarina alla soia transgenica sono già sugli scaffali.

SONO PERICOLOSI PER LA SALUTE?
Nessuna ricerca ha verificato se gli Ogm comportano rischi per la salute. Il maggiore timore era che le piante transgeniche potessero provocare allergie. Per esempio, alcune persone sono sensibili alle fragole, ai kiwi, alle arachidi, o alle noci del Brasile: può bastare un assaggio per far comparire un’esplosione di foruncoli o grosse difficoltà respiratorie. Immaginate le conseguenze di corn – flakes al mais modificato con un gene dell’arachide. Mangiando questi cereali, chi è allergico alle noccioline si esporrebbe a una crisi allergica. Un tale fenomeno è stato osservato nel 1996, con della soia modificata con un gene della noce brasiliana. Questo tipo di soia può dare allergie. Di conseguenza, nella produzione di Ogm, i biotecnologi fanno attenzione a non usare vegetali a rischio. Per ora, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nessuna reazione è stata riscontrata assumendo gli alimenti transgenici sul mercato.

SONO NOCIVI PER L’AMBIENTE?
Che cosa succederebbe, ad esempio, se la COLZA resistente agli erbicidi potesse trasmettere questa facoltà alle erbacce?
Queste piante infestanti super forzute potrebbero soppiantare specie più fragili e proliferare. Sebbene alcuni studi hanno mostrato che la possibilità esiste in laboratorio, pare che il rischio di trasmissione in natura sia bassissimo. I vegetali sviluppano spesso meccanismi di difesa che permettono loro di disattivare il gene estraneo che si è appena intrufolato nel loro Dna. E’ ciò che spiega perché sia difficile in laboratorio produrre un Ogm. Per alcune specie, si riesce a trasferire un gene meno di una volta su dieci.

IN QUALI ALIMENTI FINISCONO?
Gli Ogm possono rientrare nella composizione di diversi alimenti. Soia, mais transgenici, ad esempio, possono essere contenuti in barrette di cereali, piatti pronti, salse, patatine di mais, gelati. I cereali sono spesso ridotti in farina, amido, materie grasse, o proteine, che rientrano nella composizione di numerose pietanze. Ma attenzione: non è così scontato che questi derivati provengano dal mais o dalla soia transgenici. Anzi i produttori rifiutano spesso di impiegare Ogm nelle loro ricette e, comunque, l’etichetta deve rigorosamente riportare la natura degli ingredienti.

A CHI CONVIENE COLTIVARLE?
Oggi nel mondo sono destinati a colture Ogm quasi 68 milioni di ettari, oltre 60 volte più del 1996. A detta delle aziende che fabbricano gli Ogm (circa 4.362), darebbero molteplici vantaggi. Un cotone che elabora il suo insetticida riduce l’utilizzo di pesticidi. Un mais resistente a un potente erbicida, permette di migliorarne l’uso dei diserbanti: l’agricoltore irrora il veleno, le erbacce muoiono, ma la soia transgenica resta. Gli Ogm, poi, potrebbero aiutare i paesi in via di sviluppo nella lotta alle carenze alimentari. Se valido è l’obiettivo, meno meritevole è la dipendenza che lega l’agricoltore a chi gli ha venduto i sementi. Le aziende proteggono i loro Ogm con brevetti. Questo significa che, dopo il raccolto, l’agricoltore deve ricomprare sementi e fertilizzante dal suo fornitore, per un giro d’affari mondiale di oltre 40 mila milioni di dollari.

 

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